Ricorre oggi
la Giornata della memoria, istituita dal Parlamento al fine di conservare il ricordo dello
sterminio ebraico. Accanto alla prevalente attenzione dedicata alla Shoah, nella legge non
manca altresì linvito a commemorare tutti quegli italiani "che hanno subìto
la deportazione, la prigionia, la morte". Non credo, quindi, di andare fuori tema se
torno su questultimo aspetto per lamentare, ancora una volta, la rimozione che non
solo la storiografia ma lo Stato italiano in molte delle sue istituzioni opera a
tuttoggi nei confronti di quei reparti che dopo l8 settembre non si arresero e
dei quasi 600.000 soldati e ufficiali deportati.
E pur vero che il presidente Ciampi ha fatto di
questo tema uno dei motivi ispiratori della sua presenza al Quirinale, affermando in tante
occasioni il valore storico che ebbe il sacrificio di quegli uomini in grigio verde dopo
l8 settembre, concepito come il momento di inizio di una Resistenza non ascrivibile
in toto ai partiti del Cln.
Una volta stabilita una linea da parte del Capo dello Stato "lintendance
suivra", affermava il generale De Gaulle e forse si illudeva. Comunque è provato che
sulla via indicata da Ciampi lintendenza (lAmministrazione, la Burocrazia, le
stesse Istituzioni) non segue affatto.
Faccio due esempi. Il primo riguarda la proposta di concedere una apposita
onorificenza, così come si era fatto con i Cavalieri di Vittorio Veneto, per tutti quei
militari che avevano resistito dopo I8 settembre sul campo dellonore o nei
lager. Tutti sembrarono lì per lì daccordo su questo gesto simbolico di
riconoscenza patria e il ministro della Difesa di allora, Carlo Scognamiglio, fece propria
liniziativa. Passarono governi e parlamenti, mentre continuavano e continuano ad
assottigliarsi i sopravvissuti e nessuno ne parla più. La spiegazione sta nel fatto che,
occorrendo una legge per introdurre una nuova onorificenza, essa appare assai difficile da
varare poiché An ne bloccherebbe liter se non venissero inclusi fra gli aventi
diritto anche i "ragazzi di Salò" e, cioè, coloro i quali credettero di dover
ribadire lalleanza con Hitler proprio dopo l8 settembre. Questo è quanto
intendono taluni quando discettano di "memoria storica condivisa".
Il secondo esempio è il rifiuto della concessione della medaglia doro al Valor
Militare alla città di Barletta, dove il presidio, agli ordini del Colonnello Grasso,
respinse lattacco condotto anche con mezzi pesanti dalle colonne tedesche che solo
il 12 settembre, grazie allimpiego di truppe corazzate e di aerei, riuscirono a
soverchiare i difensori, abbandonandosi anche ad azioni di rappresaglia con la fucilazione
di 14 vigili urbani. La concessione di questo riconoscimento avrebbe costituito
loccasione per rivalutare i ben 600 episodi di resistenza nel Mezzogiorno dopo
l8 settembre con migliaia di vittime, militari e civili, di cui nessuno ha quasi mai
parlato (ricordati nel prezioso e isolato numero di "Nord e Sud" del novembre
1999 a cura di Gloria Chianese).
La proposta è affondata tra mille cavilli. Malgrado il presidente della Commissione
del ministero della Difesa per le ricompense al Valor Militare ai partigiani, generale
Muraca, abbia cercato di risolvere positivamente il caso, assumendo lapporto della
popolazione civile alla resistenza militare, come motivazione giuridica per superare
lostacolo rappresentato con impudicizia leguleia dal diniego frapposto con la scusa
della scadenza dei termini per le medaglie al Valor Militare. Nel1a sua nota, indirizzata
allammiraglio Biraghi, consigliere militare del Presidente della Repubblica, il
generale Muraca faceva notare come, mentre nel Centro Nord i riconoscimenti sono stati
copiosi "nel Meridione, ove la Resistenza non poteva esprimersi che in forme
improvvise e di breve durata, quegli stessi riconoscimenti sono venuti spesso a mancare,
rendendo in quelle aree il significato della lotta di liberazione meno avvertito e
coltivato che altrove". Neanche queste argomentazioni sono, però, valse a rimuovere
gli ostacoli...
In proposito uno storico tedesco, Gerhard Schreiber, autore de "La
vendetta tedesca 1943-45, le rappresaglie naziste in Italia" (ed. Mondadori) ci ha
trasmesso copia di una
sua risentita lettera alla Presidenza della Repubblica in cui afferma: "Con tale
rifiuto si sta sacrificando letica degli eroi di Barletta sul freddo altare di una
burocrazia piatta. Nutro ancora la speranza in un provvedimento motu proprio del
Presidente. Altrimenti restiamo testimoni perplessi di una ingiustizia non meritata da
coloro che hanno rischiato tutto come protagonisti della Resistenza". Mi associo a
queste parole esemplari. |