CERIMONIA CONSEGNA MEDAGLIA D’ORO AL MERITO CIVILE

 

Teatro Comunale "CURCI" - Barletta 21 settembre 1998

Stralcio dell’intervento del Ministro degli Interni, Onorevole Giorgio Napolitano.

 

Oggi  le  Istituzioni democratiche rendono solenne omaggio alla città di Barletta e al suo popolo.

Io ho avuto l'onore e ho adempiuto ad un dovere, quindi non credo di meritare alcun particolare ringraziamento, ho avuto l'onore di sottoporre a nome del Governo, che trae dalla fiducia del Parlamento la sua legittimazione, di sottoporre al Presidente della Repubblica, che rappresenta e garantisce l'unità nazionale, la proposta del conferimento della medaglia d'oro al valor civile al Comune di Barletta.

E comprendo la vostra soddisfazione, comprendo la vostra soddisfazione che corona una lunga attesa.

Questo era un riconoscimento già da tempo dovuto (applausi) ed è un riconoscimento che si aggiunge agli altri.

Giustamente qui si è ricordato come Barletta si fregi di un titolo altissimo di merito per il sacrificio di tanti suoi figli. Si aggiunge quindi alle medaglie d'oro al valor militare, ai caduti in guerra, di tutte le guerre.

Questa medaglia d'oro al valor civile che premia insieme militari e civili, perché insieme militari e civili furono protagonisti della battaglia di Barletta, della resistenza di Barletta, di quelle straordinarie giornate dell'11 e del 12 settembre.

Anch'io ho visto le immagini. Le ho riviste ancora ieri, perché avevo ricevuto la possibilità da voi di vederle. Sono immagini che colpiscono, che commuovono. Lo sforzo che fu fatto per stabilire dei capisaldi difensivi per difendere la guarnigione e la città di Barletta, le perdite inflitte il giorno 11 alla colonna corazzata proveniente da Andria, il rafforzamento dei mezzi di cui disponevano le forze militari tedesche e quindi la loro offensiva e poi la terribile rappresaglia.

Ho annotato il nome di una donna di Barletta, Addolorata Sardella, che salvò dal mucchio dei fucilati il corpo di un vigile ancora vivo.

Sono avvenimenti che lasciano una traccia incancellabile nella storia di un popolo, nella storia di una città. E quindi noi oggi rendiamo omaggio e con il conferimento della medaglia d'oro abbiamo tributato il dovuto riconoscimento a quanti combattettero, resistettero, caddero, furono deportati. E furono tanti, militari e civili.

E naturalmente il nostro è anche un pensiero di solidarietà affettuosa ai famigliari che hanno sempre coltivato la memoria dei loro cari che sacrificarono la vita e furono esposti a tante sofferenze a partire da quei giorni cruciali del settembre 1943.

Lei ha detto bene, Signor Sindaco, è una vicenda che oggi esce dai limiti di Barletta.

Non si tratta soltanto di celebrare un episodio importante di storia locale. Si tratta di valorizzare quelli che furono i primi episodi di Resistenza nel Mezzogiorno e credo che abbiamo mille ragioni per mettere in piena luce quale fu l'impegno, quale fu lo spirito nazionale delle popolazioni meridionali anche se, nell'Italia poi tagliata in due, la Resistenza si concentrò nelle regioni dell'Italia centrale e settentrionale.

E da napoletano posso ricordare che a distanza di non molti giorni dalla resistenza di Barletta ci furono quelle quattro giornate che avrebbero assunto un significato estremamente rilevante per lo sviluppo di tutto il movimento di liberazione.

Ecco bisogna dunque dire che comincia e comincia nel Mezzogiorno già all'indomani dell'8 settembre 1943 un moto di riscatto, all'indomani dell'8 settembre 1943, dopo che si fu toccato il fondo di una sconfitta rovinosa per il nostro Paese.

Si è scritto anche da parte di storici, di analisti rispettabili che l'8 settembre rappresentò la morte della Patria.

Da altri si è risposto che l'8 settembre rappresentò il crollo di uno stato nazionale immediatamente susseguente al crollo del regime fascista e si è detto, io credo, molto bene che in effetti in quello stesso momento si cominciò a ritrovare la Patria.

L'ha scritto un grande antifascista e storico dell'antifascismo: Piero Calamandrei.

Quel moto di riscatto culminò nella Resistenza combattuta fino al 25 aprile 1945 nelle regioni occupate, Resistenza combattuta non come guerra civile, ma come liberazione nazionale, come guerra contro l'occupazione straniera per liberare le nostre terre e le nostre popolazioni dall'occupazione e dall'oppressione, per restituire all'Italia libertà, indipendenza e dignità nazionale.

Sì, io vorrei spendere qualche parola su questa parola: dignità, che ha costituito giustamente una delle chiavi per la interpretazione di quello che è stato definito il più grande moto di riscatto nazionale dopo il Risorgimento.

Furono tanti a resistere, a combattere, qui a Barletta.

Ma vogliamo citare un altro caso straordinario fuori d'Italia? Il caso dei militari italiani che resistettero, combattettero a Cefalonia. Gli ottomilaquattrocento ufficiali e soldati della Divisione "Acqui" che furono trucidati in quello che fu uno degli altri fulgidi episodi di riscossa nazionale.

Da che cosa furono guidati militari e civili a Barletta, militari a Cefalonia, in altre isole greche, nei Balcani, in tanti altri luoghi d'Italia successivamente?

Innanzitutto furono guidati da un ritrovato senso della dignità umana e nazionale. E furono guidati da un ritrovato e rinnovato senso della Patria, come comunità solidale che sa trovare in momenti drammatici e decisivi la forza per reagire a offese e soprusi che ne feriscano che ne colpiscano il patrimonio storico, i più profondi valori ideali.

Ebbene lo stesso senso di dignità umana e nazionale animò l'altra Resistenza. Io voglio dire qualcosa sui barlettani che non solo combatterono, difesero l'onore nazionale, l'onore delle nostre Forze Armate qui a Barletta, ma voglio parlare di coloro che furono deportati nei campi di sterminio nazisti e, tra essi, innanzitutto desidero ricordare la figura, credo così cara a tutti voi, del Colonnello Francesco Grasso (applausi).

Vedete, la sua figliola, professoressa Grasso, mi ha cortesemente inviato la recentissima pubblicazione delle pagine di diario di suo padre. Io le ho lette, ne sono rimasto molto colpito.

Ecco una di quelle letture che bisognerebbe diventassero una costante nelle nostre scuole.

Ecco qualcosa che i nostri ragazzi dovrebbero leggere, perché non c'è futuro, badate, per il nostro Paese se non si coltiva la nostra memoria storica, se non si trasmette alle nuove generazioni il senso di quello che hanno fatto le generazioni precedenti, dei drammi con cui hanno dovuto confrontarsi, delle sofferenze che hanno dovuto patire, anche degli errori che hanno commesso.

E voi sapete che fu qualcosa di eccezionale quell'altra Resistenza di coloro che furono etichettati come internati militari nei campi di sterminio nazisti. Io ripeto la cifra, perché è una cifra, io ne sono convinto, ancora largamente sconosciuta: seicentomila furono. Seicentomila internati nei campi di sterminio nazisti in Germania. E non pochi fra essi non tornarono.

In quali condizioni si vivesse racconta ancora attraverso il suo diario, come se fosse qui tra noi, il Colonnello Grasso, a quali privazioni, a quali manifestazioni di autentica ferocia furono sottoposti; e ci racconta che cosa fu il non piegarsi, il non accettare di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale, essendo legati da un antico giuramento ad altra fedeltà.

In una pagina del suo diario del 15 febbraio 1944 il Colonnello Grasso scrive: "Noi i reprobi, come ci definisce un giornalucolo stampato a Berlino, ci siamo macchiati di un reato di fronte al quale impallidiscono tutti gli omicidi, i furti, le violenze, le rapine. Ci siamo mantenuti fedeli e, nonostante tutto, ci manteniamo ancora fedeli ad un giuramento che è stato il nostro nutrimento e la nostra guida per tanti anni e pertanto non possiamo sperare in nessuna umana considerazione."

Però nello stesso tempo egli ha parole di grande comprensione per quella piccola, infima minoranza, poche migliaia su 600.000, che si piegarono e ha parole di comprensione, ricordando quale fosse lo stato di abiezione e il terribile ricatto della fame e di un minimo di possibilità di sopravvivenza a cui erano esposti

E' importante rendere questo duplice omaggio ai barlettani che furono protagonisti qui delle giornate dell'11 e del 12 settembre e ai barlettani che furono partecipi dell'altra resistenza.

Io considero molto importante che tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio Comunale condividano questo riconoscimento dei momenti fondanti, costitutivi come sanzionato nella Costituzione repubblicana

 

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