| INTERVISTA
CON IL DOTT. GERHARD SCHREIBER
di Carmen Palmiotta
Perché i tedeschi documentavano con fotografie e filmati i loro crimini? "Non consideravano crimine ciò che documentavano. Sapevano molto bene che quei mezzi documentari avevano leffetto dintimidazione verso le popolazioni, e poi si sentivano in questo modo ancora i padroni di casa in Italia. In Germania erano graditi questi rapporti fotografati e filmati, perché non esistevano sentimenti di clemenza o comprensione nei confronti degli Italiani. Quei mesi fra il settembre 43 e maggio 45 sono fra i periodi più difficili e tristi per le relazioni italo-tedesche. In Germania non si parla volentieri di queste cose, ma la realtà e la storia non si possono occultare".
Possiamo considerare i fatti di Barletta fra i primi momenti di resistenza armata ai tedeschi? "La Resistenza militare nacque anche a Barletta. Evidentemente il colonnello Grasso aveva deciso, subito dopo l8 settembre, di difendere la sua città. Ma i tedeschi arrivarono a Barletta soltanto il 10 settembre, e già l8 settembre cominciava la difesa sul Moncenisio, alla frontiera tra Francia e Italia. Barletta rappresenta uno dei primissimi momenti di resistenza militare, ma a mio parere non importa la data: è importante che già prima dell11 settembre, quando arrivò lordine di considerare i tedeschi come nemici, cerano unità italiane che hanno fatto la resistenza, perché era contro lonore militare il vendersi al nemico che attacca. La cesura è rappresentata dall11 settembre: tutto quello che è successo prima è una resistenza spontanea, non ordinata, che ha dimostrato che cerano ufficiali italiani che avevano il senso della responsabilità, al di fuori degli ordini impartiti. Immediatamente dopo lannuncio dellarmistizio unità italiane - poche - opposero resistenza al disarmo e alloccupazione, e fra queste è doveroso nominare soprattutto le truppe che difendevano Barletta poiché, come ho già detto, la durissime resistenza delle unità agli ordini del colonnello Grasso fecero fallire il primo attacco tedesco, e forzarono la Wehrmarcht allimpiego di notevoli forze aeree e terrestri: una situazione straordinaria nel contesto del disarmo delle F.F.A.A. italiane".
Perché, secondo lei, le alte sfere italiane hanno mantenuto il silenzio sui fatti di Barletta? "Non posso provare la mia idea, ma credo che ci fosse una continuità nei comandi delle Forze Armate prima e dopo l8 settembre 43. I personaggi che non hanno fatto parte della Resistenza militare, probabilmente non erano molto interessati a una scomoda verità storica. Si tratta di un fenomeno non proprio soltanto delle Forze Armate italiane: anche i francesi hanno avuto questi problemi".
La città merita la Medaglia dOro al Valor Militare? "Sono certo che Barletta meriti più di qualsiasi altra città questa medaglia doro, e non riesco a capire perché ci siano difficoltà. Il colonnello Grasso ha rischiato la sua vita, come tutti gli altri ufficiali dei reparti, perché cerano ordini dei tedeschi di fucilare gli ufficiali responsabili della resistenza. Nel suo diario si legge che egli è stato subito minacciato, e solo forse in conseguenza della ritirata dei tedeschi non ha perso la vita. Poi, abbiamo visto che si è trattato di una difesa accanita: che cosa si voleva di più?"
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