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Dopo un lungo silenzio, dettato soprattutto dal
pudore dei sentimenti e dal dolore dei ricordi, che hanno segnato la mia vita e quella di
tanti, nel 1995 pubblicai il saggio storico "8 settembre 1943 - L'armistizio a
Barletta (alcune amare verità)" e, nel 1998, il diario di mio padre "La
Resistenza di un soldato da Barletta allo stalag 367". Li ho entrambi pubblicati a
mie spese e donati a chi era interessato a conoscere la verità così a lungo nascosta per
volontà di coloro che preferirono mettere in salvo la pelle al preciso dovere da
compiere.
Mio padre non abbandonò mai i suoi uomini, rimase al suo posto, come gli imponevano i
principi morali che caratterizzarono tutta la sua vita.
Anche la mia è stata ed è una battaglia difficile: ho raccolto e studiato documenti
dagli archivi, dai tribunali, dalle biblioteche, dagli uffici storici italiani e tedeschi.
Ho fatto giungere la mia voce, con ogni mezzo, prima al Presidente Scalfaro, poi al
Presidente Ciampi, alle associazioni, ai giornali, ai ministri, chiedendo giustizia per i
soldati che hanno combattuto, sono morti per difendere la città, per gli ufficiali che
hanno sopportato le torture inumane nei lager nazisti.
Ho ottenuto l'altissimo onore, tributato dal ministro Giorgio Napolitano, di vedere il
Gonfalone della nostra città, insignito della medaglia d'oro al merito civile per le vittime della rabbia nazista.
La mia richiesta accorata e decisa, giunga ora a sanare un'ingiustizia che dura da oltre
mezzo secolo. Chiedo la medaglia d'oro al valor militare; la chiedo a nome di coloro che
non hanno più voce per farlo, a nome di coloro che seppero tener fede al giuramento
prestato anche quando tutti i valori sembravano persi e "intere divisioni si
scioglievano come neve al sole". Quegli eroi siano finalmente premiati e
sottratti all'oblio nel quale un cinico opportunismo li ha ingiustamente relegati.
Maria Grasso Tarantino
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